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CHINESE AND JAPANESE POETRY
 
 
 
 

Leonardo Arena (edited by), Poesia cinese dell'epoca T'ang (Chinese Poems of the T'ang Era), Milan, Rizzoli 1998.


 
 

L'epoca della Dinastia T'ang è paragonabile al Rinascimento occidentale, grazie alla sua grandezza e al suo splendore. Si tratta dell'età aurea della poesia cinese. In questo libro vengono tradotte 140 poesie, composte da trentanove poeti. Essi meritano un posto di rilievo nel Pantheon della letteratura mondiale, accanto a Dante e Petrarca, Goethe e Milton, Baudelaire e Wordsworth. La loro produzione rappresenta una sfida al tempo e alla Storia: benché costituisca l'espressione di un popolo particolare, quello cinese, si volge all'eternità. Li Po e Tu Fu svettano sugli altri, e incarnano il contrasto tra l'ebbrezza del dionisiaco e la sobrietà dell'apollineo. Ma gli altri poeti non sono affatto figure secondarie, e tornano sulle stesse tematiche fondamentali: l'amore e l'amicizia, il gusto per la natura e l'arte, la vita militare e la guerra. Attraverso queste poesie, la parola e il silenzio si completano a vicenda. I lettori possono verificare la validità di un famoso proverbio cinese: "Apprendi a memoria le poesie T'ang, e a tua volta diverrai un poeta, benché tu non sappia l'arte."
 
 

Sotto la luna, un festino solitario (di Li Po)
 
 

"Seduto lì tra i fiori, con la brocca di vino -,

festino solitario, privo di amici intimi -,

elevo il mio boccale e invito il chiar di luna.

Insieme all'ombra, poi, saremo in tre,

giacché la luna non si negherà al bere.

E mentre l'ombra seguirà il mio corpo,

intanto, al fianco suo, io scorterò la luna.

La via della gaiezza termina a primavera;

mentre la luna ondeggia, al mio canto, qua e là.

Ed ha un sussulto l'ombra, fremendo, alla mia danza.

Da sobri, noi viviamo di una gioia comune;

quando poi, nell'ebbrezza, ciascuno si disperde.

Noi tre, per sempre uniti, vagando senza affetti,

infine, in lontananza, saremo alla Via Lattea".

(trad. di Leonardo Arena, in: Poesia cinese dell'epoca T'ang, cit., p. 52).

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The era of the T'ang Dynasty (618-907 A. D.) is comparable to Western Renaissance, because of its magnitude and splendor. It is the Golden Age of Chinese Poetry. In this book, 140 poems are translated, composed by thirty-nine poets. They deserve a prominent position in the Pantheon of world literature, beside Dante and Petrarca, Goethe and Milton, Baudelaire and Wordsworth. Their production is a challenge to time and history: even though it is the expression of a particular people, the Chinese, it turns to eternity. Li Po and Tu Fu stand out against the others, and embody the contrast between the rapture of the Dyonisiac and the soberness of the Apollinian. But the other poets are not secondary figures at all, and come back to the same fundamental themes: love and friendship, the taste for nature and art, military life and war. By means of these poems, words and silence manage to complete each other. Readers may verify a famous Chinese saying: "Learn T'ang verses by heart, and you will become a poet, even if you do not know the art of poetry."

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Under the Moon, a Party in Solitude

(by Li Po)
 
 

"While sitting among the flowers, beside my bottle of wine -,

there is a party in solitude, without intimate friends -,

I raise my cup, and invite moonlight to come.

Now, together with my shadow, we are three,

since the moon, as I knew, could not refuse to drink.

While my shadow goes along with my body,

I, its companion, will escort the moon.

The way of merriness ends when spring comes,

whereas the moon is waving, with my singing, here and there.

And my shadow thrills, quivering due to my dance.

Being sober, we live a common state of joy;

then, when drunk, we will get lost.

Wandering without affections, we stay together,

all three of us, so that we'll reach

the Milky Way from a distance."

(translation by Leonardo Arena, Chinese Poems of the T'ang Era, p. 52.)

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Leonardo Arena (edited by), Haiku, Milan, Rizzoli 1995.


 
 

L'haiku è un genere poetico giapponese, che si prefigge di rendere la naturalezza e la concretezza della realtà. Nato nel Seicento con Basho, l'haiku è particolarmente rappresentativo dello spirito e della sensibilità del popolo giapponese, attraverso l'esaltazione del gusto per il particolare e l'estrema attenzione rivolta ai fenomeni del mondo naturale e ai cambiamenti stagionali. Una struttura semplice e concisa, che si attiene alla scansione sillabica 5/7/5, esprime l'ispirazione del momento: il prodotto finale deriva sia dall' "illuminazione improvvisa", sia da un lungo addestramento nell'arte della composizione poetica. L'haiku riesce a trasformare qualsiasi evento apparentemente insignificante, come un fiore che sboccia o una farfalla che agita le ali, nel punto focale dell'universo. Nel mondo dell'haiku non ci sono né protagonisti né comprimari; ogni cosa, dall'uomo all'insetto, dalla pianta all'animale, è degna di essere rappresentata. Ogni lettura di un haiku rivela nuovi strati e profondità di significato. L'abituale distinzione tra il lettore e lo scrittore viene ridimensionata: il primo diventa l'altro, in un certo senso. Pur coprendo un ampio arco di tempo, queste liriche parlano sempre lo stesso linguaggio e trattano gli stessi temi con immagini e simboli dell'eternità. Nell' Introduzione il curatore sottolinea in particolare il rapporto dell'haiku con l'arte giapponese e il Buddhismo Zen. Quest'antologia offre una serie di duecento haiku, composti dai principali maestri del genere: Basho, Issa e Shiki, nonché dagli altri poeti più significativi, fino ai giorni nostri.
 
 

The haiku is a Japanese poetic genre, which aims at expressing the naturalness and concreteness of reality. Born in 600 with Basho, the haiku is particularly representative of the spirit and the sensibility of Japanese people; in fact, it extols the taste for detail and dedicates an extreme attention to the phenomena of the world of nature or the changes of seasons. A simple and concise structure, following the syllables 5/7/5, expresses the inspiration of the moment: the final product derives both from "sudden enlightenment" and from a long training in the art of poetry. The haiku manages to transform any event apparently insignificant, like a blooming flower or a butterfly flapping its wings, into the focus of the universe. In the world of the haiku there are no protagonists or second leads; all things, from man to insect, from plant to animal, are worth of being depicted. Every reading of a haiku reveals new layers or strata of meaning. The usual difference between reader and writer is scaled down: the former becomes the latter, in a sense. Even though they cover a long span of time, these poems always speak the same language and deal with the same themes in eternal images and symbols. In his Introduction the editor highlights, in particular, the relationships of the haiku with Japanese art and Zen Buddhism. This anthology offers a series of 200 haikus, composed by the principal masters of the genre - Basho, Issa, and Shiki -, and by other relevant poetic figures as well from the beginning to the present time.
 
 
 
Waga toshi no I fiori sono stupendi, Flowers are beautiful,
Yoru to wa shirazu E ignorano They ignore that
Hana zakari. Che sono vecchia. I'm an old woman.

(A haiku by Chigetsu, translated by Leonardo Arena, in: Haiku, p. 44.)
 
 
 
Hatsu yuki no Luna di bambù, A bamboo moon
Soko wo tatakeba Mentre carezza il suolo Is caressing the ground
Take no tsuki. Della prima neve. Of early snow.

 (A haiku by Buson; Haiku, p. 47.)
 
 
 
Hana sayu ya Ciliegi in fiore, Cherry trees are blooming,
Yoku no ukiyo no In un angolo del mondo caduco In a corner of the transient world
Katasumi ni. Di ardenti brame. Of ardent longings.

(A haiku by Issa; Haiku, p. 68.)
 
 
 
Tsuyu bare ya La stagione delle piogge The rainy season
tokoro dokoro ni Svanisce: qua e là Is vanishing: here and there,
ari no michi. Piste di formiche. Ant tracks.

(A haiku by Shiki; Haiku, p. 76.)
 
 

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